New York e Cagliari non sono poi così lontane. Ancor meno per Marcello Casu, che ha intrapreso numerose volte la trasferta in terra statunitense, specialmente per aggiornare le proprie selezioni musicali, arricchendo il proprio repertorio con pezzi spesso inediti e mai arrivati in Europa. Ecco cosa racconta il deejay cagliaritano del suo prossimo viaggio.
Ciao Marcello, anche quest'anno fai rotta a New York?
Si, stò vivendo a New york al 27 settembre per un totale di 13 settimane: 5 per un corso intensivo di inglese e 8 per uno stage in una casa discografica.
Quante volte ci sei già stato?
Questa sarà la diciottesima in dieci anni.
Come mai così tante?
La prima volta ci sono andato da semplice turista e per comprare musica. Poi ho cominciato ad interessarmi a ciò che la città offre: il calore della gente, l’energia dei club, l’originalità dello stile di vita.
Mi piace il fatto che sia una città “multiculturale”, che qualunque cosa tu cerchi (se esiste) a New York la puoi comprare; conoscere gente di ogni parte del mondo e condividere con loro la vita notturna. È una città che puoi girare tranquillamente senza dovere noleggiare una macchina (anzi è sconsigliato averne una). E si visita con molta facilità

In cosa differiscono i club newyorkesi rispetto a quelli italiani?
A New York la gente va in discoteca veramente per ballare. Il puro divertimento è dato solo dalla musica e dalla voglia di stare in pista. Non si va per fare presenza.
Spesso è possibile vedere grandi artisti come semplici frequentatori di discoteca. Mi è capitato di incrociare Lil Kim, Ne-Yo, Akon, Too Short. Infatti non erano pubblicizzati negli inviti.
Gli ospiti, invece, vanno in discoteca per una performance non per fare due saluti al microfono o foto con i clienti. Parlo di artisti che hanno venduto milioni di dischi, il cui prestigio nasce dalla loro arte, non dalla visibilità che gli può dare un programma televisivo o i gossip sulle riviste.
Ad esempio?
Sono andato a serate dove si sono esibiti Fat Joe, Mr. Vegas, Sean Paul, Fabolous, Elephant Man, Juelz Santana, T-Pain, Pitbull, N.o.r.e. e tanti altri.
Una volta sono stato a una serata dove era previsto un live di Yung Joc (artista emergente di quel periodo). Appena ha terminato un altro cantante è salito sul palco a fare una mezz’oretta di spettacolo: si trattava di Dmx. Come se in Italia si andasse a una serata per vedere (faccio un esempio per assurdo) Simone Cristicchi e subito dopo salisse sul palco Vasco Rossi.

Musicalmente c'è un genere predominante?
New York è una città multirazziale: convivono ispanici, afroamericani, asiatici, mediorientali, europei. Ogni comunità è legata alle proprie origini, per cui si trova qualunque tipo di serata, da quella ispanica a quella caraibica, da quella trance a quella revival. I generi predominanti sono comunque l’hip hop e l’house, con tutte le loro più svariate sfaccettature.
Perché è importante andare a comprare musica direttamente a New York?
Molti credono sia inutile andare così lontano perché ormai la musica si può reperire legalmente o illegalmente senza muoversi da casa. E' vero: basta cercare titolo e autore in un negozio di dischi online e farselo spedire. Ma per confrontarsi davvero con quel tipo di realtà musicale bisogna ascoltare radio newyorkesi, andare a concerti, serate, negozi di dischi del posto. Anche perchè se non vai lì a sentire per la prima volta una canzone, come puoi scriverne titolo e autore nel motore di ricerca?

Come reagisce la pista quando proponi musica che porti da New York?
Alcune canzoni possono non piacere al primo ascolto. Però se la gente capisce che sta ascoltando in anteprima quelli che sono già dei successi oltreoceano si sente privilegiata e li balla più volentieri.
Quando lavoravo nel privè hip hop dell’Eurogarden gli organizzatori spiegavano anche sugli inviti che avrei proposto musica comprata a New York e la serata aveva un valore aggiunto notevole.
Un esempio di anteprime che sei riuscito a importare?
Nel 1999 sono tornato da New York con i dischi di Sean Paul e Mr. Vegas. Questi artisti hanno poi ottenuto la notorietà internazionale solo nel 2003. In pratica solo grazie ai miei viaggi a New York i clienti delle discoteche dove lavoravo li hanno scoperti quattro anni prima del loro effettivo successo.

Come funziona il mix di canzoni hip hop? Si va a tempo come per i pezzi dance o house?
I dischi hip hop non hanno battute libere da voci fatte a posta per fare una sovrapposizione. Ecco perché spesso i dj inesperti utilizzano i vari remix che si trovano in rete. Di fatto, però, i deejay americani trovano una certa armonia anche effettuando tagli netti tra un brano e l’altro, seguendo ovviamente una logica che faccia crescere l’entusiasmo in pista.
Quali sono i problemi dei club cagliaritani?
Molte discoteche tendono ad omologarsi ad un prodotto. Quando va la serata house la maggior parte degli organizzatori propongono house, quando c’è una serata revival che riempie allora molti fanno serate revival, anche quando i p.r. per primi non conoscono e apprezzano quel genere.
Ho visto organizzatori cambiare il tipo di serata offerta, senza conoscere minimamente il genere che sarebbero andati a proporre, addirittura chiedendo consigli su vari forum.
Penso che il pierre sia come un venditore e ogni venditore deve apprezzare e conoscere alla perfezione il prodotto che vende.
Lo stesso purtroppo fanno alcuni dj: tendono ad andare a sentire le serate degli altri per completare la propria scaletta. Infatti ormai tutte le serate si assomigliano a prescindere da chi sale in consolle e dall’organizzazione. Per questo è molto utile partire e scoprire cosa si propone a Londra, New York, Barcellona e vedere cosa si potrebbe proporre in più a Cagliari. Almeno così si otterrà un po’ più di varietà.
LINK UTILI
http://www.myspace.com/marcellocasu
http://www.marcellocasu.com











