Laboratorio 168 Associazione IdeeArt presentano dal 17 aprile al 2 maggio 2009:
Divina Creatura
a cura di Roberta Vanali
Insegnami, divina
creatura, quel che debbo pensare e quel che debbo dire. Spiegate al mio rozzo
intelletto, pieno d'errori, debole, leggero e superficiale, il senso
dell'enigma, nascosto nelle vostre parole. (W. Shakespeare - La commedia degli
equivoci)
La Mostra:
Entità che incarna la
totalità del cosmo come unica fonte di vita e nutrimento del corpo e della
mente. Simbolo della natura nei suoi aspetti positivi e negativi dalla
connotazione fortemente ambivalente, la figura femminile nella società
primitiva viene idealizzata e trasfigurata verso una dimensione ultraterrena,
così come testimoniano i rinvenimenti di innumerevoli Madri o Veneri. Frequentemente
colpite e graffite con simboli di rinascita, rigenerazione e trasformazione
come labirinti, reticolati e motivi a zig zag. Benevola e terrifica, signora di
vita e di morte, secondo Jung è proprio la Grande Madre a
rientrare nella simbologia più vasta e peculiare dell'archetipo femminile la
cui supremazia dal neolitico perdura per millenni e col passare del tempo e lo
spostamento dei popoli assume diverse personificazioni. In Egitto diviene
Iside, in India Durga, Gea in Grecia, Astarte nel mondo fenicio, Mater Matuta
tra le popolazioni etrusche, Lilith per gli ebrei e così via. La Grande Madre possiede
una quantità infinita di aspetti, sostiene lo psicanalista e
aggiunge: la magica autorità del femminile, la saggezza e l'elevatezza
spirituale che trascende i limiti dell'intelletto; ciò che è benevolo,
protettivo, tollerante; ciò che favorisce la crescita, la fecondità, la
nutrizione; i luoghi della magica trasformazione, della rinascita; l'istinto o
l'impulso soccorrevole; ciò che è segreto, occulto, tenebroso; l'abisso, il
mondo dei morti; ciò che divora, seduce, intossica; ciò che genera angoscia,
l'ineluttabile.
L'evoluzione di questa figura
fondamentale conferma l'origine matriarcale delle civiltà antiche fino
all'avvento del culto cristiano che cancella la concezione della Grande Madre
per trasferirne gli archetipi nell'entità della Vergine.
Divina creatura,
figura angelica intermediaria tra Dio e l’uomo, in epoca medievale la donna
diviene motivo di trascendenza e d'ispirazione creativa ad iniziare da Beatrice
che tanto gentile e tanto onesta pare, sublimazione della donna da
parte del Poeta che ne cambia la concezione ma in ambito esclusivamente
letterario. Fino alla seconda metà dell'Ottocento quando inizia il processo di
emancipazione per arrivare all’evoluzione controversa dei giorni nostri. Ogni
donna è Lilith senza saperlo, e la potenza matriarcale femminile che da
millenni è stata scacciata e demonizzata, e vive allora nel deserto della
nostra psiche, nella parte meno coltivata di noi stessi, sostiene
l’artista Lilian Lijn.
Ruota intorno alla questione
dell'identità femminile, alla dimensione divina e a quella terrena della natura
della donna prendendone in esame i diversi aspetti di madre, moglie e compagna,
la mostra in questione.
Ad iniziare da un nucleo di sculture africane
collocabili tra la fine XVIII secolo e il principio del XX provenienti dalla
Costa d'Avorio, Camerun e Mali che annovera maschere nuziali, porte della
fertilità, maternità e coppie di sposi.
Le stesse che Picasso e gli avanguardisti
dell’epoca collezionavano per attingere quello stato di purezza e arcaicità che
permettesse il superamento di canoni precostituiti.

Si prosegue con opere di
artisti storici sardi: le Madri di Costantino Nivola e Pinuccio
Sciola, la Sacra
Famiglia di Maria Lai, le teste di adolescenti
di Gavino Tilocca, le bagnanti di Foiso Fois, le Donne
di Franco D'Aspro, Mirella Mibelli e Francesco
Alpigiano, la
Deposizione e le Prefiche di Piergiorgio Gomez;
una piccola sezione di Madonne e Madri lignee del XIX e XX secolo; un nucleo
d'opere di giovani artisti come Giuliano Sale,Silvia Argiolas, Alessio
Onnis, Veronica Gambula, Monica Lugas, Giorgia
Atzeni e Maria Cristina Madau che restituiscono la
condizione di una femminilità aggressiva, tanto affascinante quanto crudele,
talvolta vittima altre carnefice, per concludere con una serie d'opere astratte
fondate sul concetto di evoluzione e rigenerazione selezionate per
l'ancestralità della rappresentazione da accostare alla scultura africana ad
opera di Rosanna Rossi, Salvatore Garau, Simone
Dulcis e Gabriella Locci.
Una mostra costituita da
sessantasette opere di scultura, pittura e grafica - provenienti da collezioni
private sarde - indagano la complessità dell'universo femminile in continua
mutazione, una visione della donna tra passato e presente attraverso le sue
declinazioni più complesse come la maternità e il rapporto con l'altro sesso.
Uno sguardo alla dimensione femminile che si spinge oltre la seduzione del
corpo per accostarsi ad aspetti più profondi e svelarne la connotazione
ambivalente. Tra luce e ombra, creazione e distruzione per confluire in un
processo di rigenerazione e rinascita. Grande forza primordiale della natura
femminile.
Energia che guida il mondo e crea la vita.
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Informazioni
Info
Divina Creatura
a cura di Roberta Vanali
Dal 17 aprile al 2 maggio 2009
-Opening venerdì 17 aprile alle ore 18.30
Laboratorio 168
Via Mameli 168, 09123 Cagliari
-Dal lunedì al sabato dalle ore 18.30 alle ore 20.30
Telefono 338 6439548











